Il Volontariato risulta valorizzato a seguito della Riforma del Terzo Settore. Prima di tutto, in alcuni Enti del Terzo Settore il Volontariato diventa obbligatorio e “prevalente”.

È il caso di di APS e ODV. Questo tipo di associazioni può assumere lavoratori retribuiti per occuparsi delle “attività di interesse generale” ma deve usufruire prevalentemente del contributo dei volontari. Questa presenza prevalente è così misurata:

  • per le Organizzazioni di Volontariato i lavoratori retribuiti non possono essere più del 50% dei volontari;
  • per le Associazioni di Promozione Sociale i lavoratori retribuiti non possono essere in numero maggiore a) del 50% rispetto ai volontari e b) del 5% rispetto ai soci.

Inoltre la Riforma ha definito il Volontario come persona che

“per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità” (articolo 17 Codice del Terzo Settore)

La novità, quindi, è che un Volontario può svolgere il suo intervento socialmente utile “anche” in sostegno di un’organizzazione del Terzo Settore. Ne discende che questa figura ha una propria identità e indipendenza a prescindere dall’ente che supporta con la propria attività.

Forme di Volontariato nella Riforma

Una conseguenza di ciò, per le organizzazioni, è che i Volontari possono sia essere soci, e quindi perseguire gli obiettivi dell’associazione, sia esercitare la propria attività gratuita al di fuori del ruolo di socio.

In ogni caso, il Volontario non può essere anche lavoratore dell’associazione.

Il Volontario, inoltre, offre il proprio contributo continuativo e in ragione di ciò il suo nome è iscritto all’interno del Registro dei volontari. Possono esserci però anche dei Volontari “occasionali”: si tratta di soci che, in modo occasionale, sono di supporto agli organi sociali. Anche questo è definito dall’articolo 17 del CTS (comma 1).

Il Volontariato può essere retribuito?

Secondo il Codice del Terzo Settore il Volontariato non può essere retribuito. L’organizzazione cui il Volontario offre la propria opera può rimborsargli spese concordate e nei limiti definiti dall’ente stesso, previa presentazione dei documenti che attestino le spese.

Non sono previsti rimborsi una tantum o forfettari, ma solo rimborsi analitici supportati da ricevute. L’unico caso in cui sono rimborsabili delle quote forfettarie è che siano “autocertificate” dal Volontario e

“purché non superino l’importo di 10 euro giornalieri e 150 euro mensili e l’organo sociale competente deliberi sulle tipologie di spese e le attività di Volontariato per le quali è ammessa questa modalità di rimborso”.

In ogni caso, anche il Volontario che autocertifica i propri esborsi è tenuto a conservare i documenti di spesa, in quanto soggetto passibile di verifica fiscale.

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